Intervista a Frei Betto

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Frei Betto a cura di Stefania Russo

In occasione dell’incontro dibattito su “Il Brasile, dalla dittatura a Lula”, con il giornalista Gianni Minà ed il domenicano brasiliano, teologo e scrittore Frei Betto, svoltosi il 27 marzo presso l’ambasciata del Brasile, abbiamo avuto l’opportunità di fare un paio di domande al teologo Frei Betto.

SR: sig. Betto, secondo Lei, riguardo al caso dei cinque cittadini cubani che dal 1998 sono detenuti nelle prigioni degli Stati Uniti e condannati con capi d’accusa ad oggi ancora mai dimostrati, vi è stato un cambiamento tra la politica dell’attuale presidente democratico degli Stati Uniti d’America Barak Obama, e quella dell’ex presidente repubblicano conservatore George W. Bush?

FB: bisogna dire che con l’attuale amministrazione Obama non vi è ancora stata nessuna novità significativa, ma c’è ancora la speranza che il nuovo Presidente comprenda che quella dei Cinque eroi cubani, è una detenzione ingiusta, illegale, ingiustificata a cui bisogna mettere fine, anche perché Obama ha l’autorità per farlo.

C’è una grande speranza sia a Cuba che in tutta l’America latina che l’attuale presidente degli USA riesca a risolvere questa tremenda ingiustizia, dal momento che questi cinque uomini si trovavano negli Stati Uniti per evitare atti di terrorismo, come effettivamente sono riusciti a fare per anni, mentre altri individui, dei veri terroristi, circolano liberamente negli Stati Uniti. Occorre invertire questa situazione e Obama deve dimostrare di meritare il premio Nobel per la Pace.

SR: a questo proposito, Lei crede che l’appello per la liberazione dei Cinque da parte di 10 Premi Nobel, come Rigoberta Menchú, Dario Fo, Adolfo Pérez Esquivel, José Saramago, ed altri, possa in qualche modo influire positivamente su Obama, dal momento che anche lui è appunto Premio Nobel per la Pace 2009?

FB: io credo di sì, Obama non può non ascoltare i suoi “pari”, persone che come lui sono state premiate, persone responsabili, meritevoli, giuste, con autorità morale. Obama deve unirsi a loro e riconoscere che è una profonda ingiustizia continuare a mantenere in prigione i Cinque eroi cubani.
SR: dunque Lei è ottimista, è fiducioso

FB: Sì, sono fiducioso
SR: Sig. Frei Betto, se Lei fosse un cittadino italiano o europeo, sostenitore del sistema cubano, cosa farebbe per in qualche modo contrastare la campagna mediatica contro Cuba che in questi giorni si è scatenata dopo il decesso del detenuto Orlando Zapata?

FB: credo che la cosa migliore sia parlare dell’ingiustizia che si compie su Cuba. Che un detenuto che fa lo sciopero della fame sia a rischio, tutti noi lo sappiamo, anch’io ho fatto lo sciopero della fame per 36 giorni durante la mia detenzione sotto al dittatura militare in Brasile. Sappiamo che rischiamo la vita perché non ci si alimenta più. I medici cubani hanno fatto tutto il possibile per salvare la vita di quell’uomo, purtroppo non ce l’hanno fatta.

Ma quando era primo ministro la Margaret Thatcher, 10 militanti dell’I.R.A. sono morti a causa dello sciopero della fame e nessuno ha detto nulla. Questo è puro cinismo, la stampa vuol far diventare Zapata un martire della controrivoluzione cubana. Cuba è l’unico Paese dell’America latina che garantisce la vita ai suoi 11 milioni di abitanti. A Cuba non ci sono esecuzioni extragiudiziarie, non ci sono desaparecidos, non ci sono bambini, o famiglie che vivono in strada, non c’è mafia. Pertanto dobbiamo rispettare la sovranità e l’autodeterminazione di quel Paese.  
Intervista a cura di Stefania Russo – Associazione Italia Cuba, circolo di Roma

 

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