| E' morto lo scrittore David Foster Wallace |
|
|
|
| martedì 16 settembre 2008 | |
|
La notizia è di quelle capaci di gettare nello sconforto intere schiere di lettori, appassionati e addetti ai lavori; il grande e geniale scrittore di opere come “The infinite Jest”, “Una cosa divertente che non farò mai più”, “Brevi interviste con uomini schifosi” e molti altri, si è tolto la vita impiccandosi nella sua casa di Claremont, California. Nessun biglietto lasciato, né spiegazioni ufficiali – almeno finora –, il nulla. Nel suo passato, alcuni momenti oscuri, in bilico tra il restare a galla ed il rischio di affacciarsi e cadere nel buio della mente, comunque risaliti e affrontati con la forza della lucidità, della sua intelligenza impareggiabile, della sua scrittura geniale e cervellotica. Ci sono stati i passaggi più bui, quelli della dipendenza dalle droghe, comunque superati grazie al suo ingegno, all’amore di Karen, la sua eterea consorte, all’affetto degli amici più stretti. Magari anche l’ammirazione della sua smisurata comunità di fan, distribuita globalmente sui cinque continenti, può aver giovato ai suoi momenti di fragilità, magari per il lasso di un battito di ciglia. Gli ultimi tempi, pur se ghermiti dalle insidie del male oscuro che tornava a galla, non sembravano condurre né tanto meno far pensare al tragico epilogo appena consumato. Tra coloro che gli erano accanto, tutti giurano di aver ricevuto rassicurazioni, dallo stesso Wallace, sul suo umore e sulla sua voglia di riappropriarsi della fuggente serenità. Aveva portato, con la sua sintassi innovativa ed il coraggio della sperimentazione, nuovi colori e suoni nell’universo scrittorio; aveva riempito teatri e aule universitarie con i suoi reading e conferenze; aveva schiere di ammiratori in tutto il mondo, i più accesi proprio tra i suoi amici scrittori – Jonathan Franzen, Rick Moody, Zadie Smith e Nathan Englander –. Aveva arricchito la letteratura degli ultimi vent’anni accostando le gesta di grandi tennisti – vedi Federer e Tracy Austin – all’arte pura; le sue lucide analisi sul terrorismo alla passione per lo sport; la politica alla musica classica e i grandi temi esistenziali al cinema hard – vedere “Considera l’aragosta” –. Che si è fidato, senza remore o tremori, ne ha ricevuto in dono i frutti di una mente geniale al lavoro: il respiro affannoso eppure gaudente dopo la lettura del monumentale “The Infinite Jest”, l’ironia impareggiabile di “Una cosa divertente che non farò mai più”, le atmosfere realistiche e surreali, al contempo, de “la ragazza dei capelli strani”.
|
| Pros. > |
|---|




di Paolo Brama