| Autopsia di un cadavere annunciato. Memorandum dei diversi passaggi storici. |
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| domenica 04 maggio 2008 | |
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Non c’è alcun dubbio che la situazione particolare generata dalla legge elettorale vigente, la decisione di Veltroni di non allearsi con la sinistra arcobaleno, e la conseguente polarizzazione dovuta al cosiddetto “voto utile” - o, più correttamente, voto inutile, visto l’epilogo..- hanno influito in modo decisivo nel determinare l’esito finale disastroso. Tuttavia vi sono anche altre cause non meno importanti, ben più profonde e remote, che sarebbe non solo sbagliato, ma persino deleterio e colpevole, sottovalutare e trascurare. Nella mia analisi occorre innanzitutto comprendere bene la natura peculiare del voto che tradizionalmente in passato è andato ai partiti della sinistra alternativa, ribattezzata impropriamente “sinistra radicale” dai mass media ufficiali, considerando, in particolare, il ruolo di Rifondazione Comunista.. Certamente la stragran parte dei voti dati a sinistra in passato non è stata legata a motivi di interesse particolare del tipo “do ut des”, come invece potrebbe essere avvenuto per altri partiti maggiormente inseriti nel sistema. La risposta è semplice: perché, come sappiamo, anche il modello capitalistico presenta gravi limiti e contraddizioni, tali da giustificare il conflitto sociale nella difesa e per la rivendicazione dei diritti fondamentali, nonché per la difesa dell’ambiente sempre più aggredito dal capitalismo industriale. Ora se c’è un merito che occorre riconoscere alla vecchia falce e martello, temuta e vituperata per circa un secolo, è che tale simbolo storicamente è stato da sempre percepito dalle masse inequivocabilmente, coerentemente ed ostinatamente, come alternativo rispetto al potere economico e sociale dominante. E’ importante poi osservare come i gravi problemi e rischi emersi a causa della globalizzazione economica e culturale, abbiano ridato slancio e credibilità alle tesi marxiste che tendono a smascherare le contraddizioni insite nel processo di internazionalizzazione del capitalismo con tutte le sue conseguenze nefaste. Lo stesso movimento di antiglobalizzazione è stato un’espressione importante dei nostri tempi, un momento a cui i partiti della sinistra, seppure con sfumature diverse, hanno aderito e partecipato in modo rilevante, attirando interesse e simpatia da parte anche di attivisti giovani (vedi il G8 di Genova 2001). Tornando ad oggi, cosa è avvenuto recentemente? In questi ultimi anni sembra essersi verificato una sorta di capovolgimento delle condizioni testé citate. E’ avvenuto che i partiti della sinistra cosiddetta “radicale”, hanno dato all’elettorato l’impressione di volersi omologare agli altri, negando dunque proprio le ragioni fondamentali della loro stessa esistenza, ragioni per le quali milioni di elettori, operai, impiegati, disoccupati, anziani e giovani, non attivisti, avevano continuato a dare il loro voto, nonostante la grave crisi storica e la fine del socialismo reale in Europa. Con la nascita della sinistra Arcobaleno tale processo è diventato definitivamente chiaro a tutti. In realtà la sinistra arcobaleno è stata percepita dai più come un soggetto non molto dissimile dalla sinistra del partito democratico, dunque pressoché inutile, poiché brutta copia dell’esistente.... Non parliamo poi della definizione del simbolo del soggetto della sinistra Arcobaleno, simbolo deciso a tavolino, sempre in modo verticistico, che ha lasciato molti, anzi, moltissimi, perplessi, amareggiati ed insoddisfatti... In realtà la scelta di avviare il processo unitario della sinistra si presentava come una scelta certamente rispettabile e persino opportuna sul piano del confronto strategico con le altre forze politiche. Indubbiamente il parto è avvenuto in modo prematuro. Nella visione dell’elettorato i partiti della sinistra, senza alcuna distinzione dagli altri, sono stati in tempi brevi assimilati alla vituperata “casta” verso cui il malumore della gente si è spesso scagliato: nulla di peggio per partiti che nei loro antenati storici vantano persino origini ed istanze rivoluzionarie! Naturalmente oltre a problemi di simboli e di immagine, c’è molto altro da raccontare.. E’ importante che si tracci una sorta di memorandum per focalizzare i diversi passaggi avvenuti, ponendo l’attenzione sui singoli fatti da cui emerge un quadro complessivo più chiaro. Proviamo dunque a procedere in modo approssimativamente cronologico. Anno 2004: elezioni europee. Il candidato Nunzio D’Erme, protagonista di numerose lotte sociali nella capitale, prima soddisfatto e sicuro di essere stato eletto, deve poi fare i conti con la cocente delusione di rimanere escluso dal parlamento europeo per decisione della stessa segreteria del partito guidata da Fausto Bertinotti. Vigilia delle elezioni del 2006: Marco Ferrando, colpevole di aver parlato a sproposito durante la campagna elettorale, viene privato della candidatura. Un’altra esclusione, un’altra incomprensione consumata drammaticamente senza la possibilità di arrivare ad una soluzione di compromesso. Dopo la vittoria stentata alle elezioni del 2006, la nomina di Fausto Bertinotti a presidente della Camera segna un passaggio chiave verso la svolta del partito in versione istituzionale. Estate 2006: la prima creatura del nuovo governo Prodi è la legge sull’indulto di Mastella. Tra i tanti aspetti, la finanziaria comporta anche un aumento importante del bilancio della difesa, stigmatizzato persino dallo stesso padre comboniano Alex Zanotelli in una lettera diffusa presso i movimenti. Dopo sei mesi dall’insediamento del nuovo governo Prodi, finalmente l’esercito italiano si ritira dall’Iraq; molti si chiedono: perché sei mesi dopo, quando alla Spagna di Zapatero sono bastate solo poche settimane per andarsene?. Il malumore diffuso in buona parte della base giovanile culmina con la contestazione fragorosa a Bertinotti alla Sapienza, per aver sostenuto la legge sul rifinanziamento della missione in Afganistan: è la prima volta che Bertinotti subisce una contestazione pubblica in modo così fragoroso e plateale. Soprattutto, quello che appare evidente è, di lì a poco, l’ingenerarsi di un progressivo processo di frantumazione del partito, con una diaspora che è diventata sempre più preoccupante e dolorosa, a fronte della quale il gruppo dirigente, in modo non incolpevole, è rimasto pressoché indifferente, quasi presumesse di avere comunque la vittoria in tasca e non sentisse alcun bisogno di interrogarsi e di mettersi in discussione.. Tali circostanze hanno contribuito non poco ad alimentare decisamente un senso diffuso di disaffezione verso il partito, non più percepito come rappresentativo di alcuna istanza alternativa di cambiamento. Manifestazione di Vicenza contro l’ampliamento della base NATO: la sinistra dimostra di essere scavalcata e di subire passivamente l’iniziativa politica dei movimenti e della società civile, senza essere in grado di sostenerla e rappresentarla adeguatamente, ma rimanendo sostanzialmente spettatrice pur di non mettere in seria difficoltà il governo. Il fenomeno dell’immigrazione viene visto come un problema serio da parte di fasce sempre più ampie della società. La sinistra difende giustamente la dignità dell’immigrato ma, contemporaneamente, commette l’errore grave di sottovalutare il rischio incombente di una sorta di “guerra tra poveri”, rischio che, invece, viene strumentalizzato da tempo opportunisticamente dalla destra, la quale fa sempre più presa presso i ceti sociali più deboli e popolari. A questo proposito va ricordato che l’opinione singolare del senatore Milziade Caprili del Prc è rimasta purtroppo una voce isolata ed inascoltata nell’ambito del partito. Le istanze sociali di protesta hanno dunque trovato inevitabilmente altri canali di sbocco, ben distinti dai partiti di sinistra. Partiti che, invece, erano stati i protagonisti sulla scena del G8 di Genova solo pochi anni prima. I libri “La casta” di Stella, “Mani sporche” di Travaglio e, soprattutto, il fenomeno Beppe Grillo, fungono da catalizzatori e punti di riferimento del malessere diffuso. Ottobre 2007: manifestazione a Roma contro la precarietà del lavoro. Il successo della manifestazione sembra ridare a Prc e Comunisti italiani il ruolo guida della protesta sociale: ma è solo una breve illusione. Naturalmente è importante anche riconoscere il fatto che l’azione del governo in molti campi, come il lavoro, la previdenza, l’istruzione, la lotta all’evasione fiscale, al debito pubblico ecc verosimilmente può essere stata apprezzabile e coerente con i valori di difesa dei lavoratori, dei disoccupati e delle fasce sociali più deboli, ma non ha trovato letteralmente il tempo necessario per farsi apprezzare: infatti non basta certo un anno e mezzo affinché l’opinione pubblica possa convincersi degli effetti benefici della politica del governo… In questo senso bisogna ammettere che è mancato il tempo… ma l’elettore, purtroppo, si sa, non ha molta pazienza, specialmente quando le sue condizioni versano al peggio! Del resto l’immagine complessiva del governo e della sinistra al potere ha subito un colpo durissimo e, verosimilmente risolutivo, in occasione dell’emergenza rifiuti in Campania, un’emergenza che è apparsa subito di dimensioni catastrofiche ed incomprensibili per un paese civile, senza scusanti. Non solo, ma la tragedia delle morti bianche e degli incidenti sul lavoro ( vedi la Thiessen di Torino), hanno offerto all’elettorato una immagine complessiva di impotenza e, soprattutto, di inettitudine, da parte della politica tradizionale di fronte ai problemi reali della gente. Infine, in campo locale, non si può dimenticare la lunga e dolorosa lista di espulsioni ed emarginazioni di cui sono stati vittima numerosi attivisti e compagni. In conclusione, è vero che il sistema elettorale è stato il principale responsabile dell’esito finale, ma la sinistra, ed in particolare il Prc, è giunta all’appuntamento elettorale con gravissime contraddizioni interne che ne hanno inevitabilmente compromesso la capacità di tenuta. Il sottoscritto si è sempre impegnato per l’unità a sinistra ed ha aderito alla Sinistra Arcobaleno ritenendo che non vi fosse al momento alcuna alternativa che potesse avere una adeguata consistenza nel panorama politico del paese, tuttavia era ben consapevole ed inquieto per le contraddizioni testé menzionate. Può essere significativo un aneddoto vissuto sulla propria pelle. Nel mese di gennaio, poco prima della caduta del governo, su proposta fattami da altri, ho tentato di organizzare un incontro-dibattito pubblico per la presentazione del libro “I forchettoni rossi”, libro che attacca frontalmente la politica della direzione dei partiti della Sinistra Arcobaleno.
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di Enrico Del Vescovo