| Caso Eluana Englaro, facciamo chiarezza. Risposta al prof. Umberto Veronesi |
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| mercoledì 28 gennaio 2009 | |
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Caro Direttore, Al di là delle singole posizioni sul caso in questione e sulle convinzioni di ognuno, la comunità scientifica che si occupa in maniera specifica del problema dovrebbe intervenire in modo chiaro e deciso per spiegare all’opinione pubblica ed anche agli illustri clinici che si occupano di altre patologie che lo stato vegetativo persistente (il termine permanente non si usa praticamente più) può essere altra cosa rispetto a quanto affermato dal prof. Veronesi. Non è un encefalogramma piatto, ma un cervello che funziona male ma funziona, che permette alle persone gravemente disabili di avere una vita di relazione con i loro familiari che li accudiscono e che si rifiutano di definire il loro stato “tra la vita e la morte”. In queste situazioni c’è tanta voglia di normalità e momenti di felicità a volte veramente educativi e sorprendenti. Il prof Umberto Veronesi ha perfettamente ragione nel dire che si sta combattendo una guerra di parole, ma nel suo intervento mi pare eccedere in un insieme di parole che costituiscono un intero pensiero che non corrisponde alla realtà di migliaia di famiglie che vivono lo stesso problema e potrebbero sentirsi offese da tale pensiero. Per andare incontro alla battaglia del padre di Eluana non dobbiamo necessariamente portare a termine la vita di tutti gli altri pazienti che vivono in stati uguali o simili, negare le loro realtà familiari, diritti di cure, né tantomeno introdurre forme di terrorismo e di paura nella società civile, né contraddire studi internazionali pubblicati su prestigiose riviste scientifiche. Come la storia, anche la medicina non può essere riscritta e piegata ai voleri di questa o quella fazione, culturale o politica che sia. Fulvio De Nigris |
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lettera aperta al direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli.