| Non è possibile omologare nessuna violenza |
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| domenica 25 maggio 2008 | |
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Quando c’è di mezzo il problema sicurezza non è lecito pensare di arginare lo sconcerto per fatti incresciosi con le ideologie ed i proclami, c’è il rischio di inficiare anche le cose buone già fatte, gli intendimenti, le speranze, su cui poggia il futuro carico di attese. Il gruppo è in marcia, batte i piedi, è diventato assai più importante della famiglia, è famelico nel ricercare gli obiettivi, nell’individuare e spezzare la fragilità del coetaneo di turno. Sulla criminalità di piccolo cabotaggio, delle grandi organizzazioni, si conoscono anse e gli anfratti di quelle scelte dirompenti, i pochi si nascondono dietro i tanti per fare denaro, per delirio di onnipotenza,per un’inconsapevole forma di autopunizione. Tolleranza zero, risposte dure, tutti pronti alla guerra di liberazione del terzo millennio, forse è questa la ricetta giusta, ma quale metodo educativo è approntato per riguadagnare il terreno perduto della buona vita, al disagio relazionale che investe l’intera società? Gli adulti ben hanno da preoccuparsi, consegnando rese e tradimenti ai propri figli, quale stile di vita hanno trasmesso per fronteggiare la deriva del tutto e subito, la divinazione del mito della forza, della dialettica che mette in fila le parole ma non aiuta a distinguerne il senso? Come per il detenuto che non lavorare su di sé, ma persiste a giustificare e condannare gli altri delle proprie disfatte, anche per queste generazioni di guerrieri in erba, vi sarà la disperazione ad attenderli al varco, e finchè si insisterà a raccontarne gli episodi in maniera ossessiva, da casa del “grande fratello”, il delirio continuerà a investire i più giovani, quelli innamorati della messaggeria istantanea schizzoide, dalla “roba” che fa bene, dalle nocche infrante.
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di Vincenzo Andraus