Hollande rinuncia alla TAV Torino-Lione?

Data di pubblicazione: 
Mercoledì 18 Luglio 2012
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La Francia guidata dal presidente socialista Francois Hollande è pronta a fare marcia indietro sul progetto della linea ferroviaria ad alta velocità che dovrebbe collegare Lione e Torino, meglio conosciuta da noi come TAV. La notizia ha del clamoroso e sarebbe quasi incredibile se a renderne conto non fosse stato giovedì scorso l’autorevole quotidiano d’Oltralpe Le Figaro. In Italia il fatto è stato subito riportato da diverse agenzie di stampa come l’Ansa (LEGGI), ma le tv generaliste e i quotidiani a maggior diffusione si sono ben guardati dal dare risalto ad una novità politica che potrebbe presto portare allo sgretolamento il blocco finora monolitico rappresentato daiSI TAV.

Secondo Le Figaro, infatti, è partito proprio dall’Eliseo l’input di riesaminare ed eventualmente rinunciare a diversi progetti di Tgv (TAV in italiano), con la motivazione che, a causa della crisi economica globale, non è più possibile attingere a finanziamenti che riescano a coprire il piano di infrastrutture da 260 miliardi previsto e annunciato dall’ex presidente Sarkozynel 2007. I progetti messi in cantiere e adesso sotto esame sono una decina, tra questi la ferrovia Torino-Lione, giudicata da molti membri del governo transalpino come troppo costosa (12 miliardi di euro) ed inutile, visto il netto calo del traffico merci.

''Ridaremo un senso alla politica dei trasporti, un senso che è mancato al Paese'', ha detto il ministro dei Trasporti Frederic Guivillier, facendo intendere che bisognerà puntare al miglioramento delle linee esistenti, piuttosto che crearne di nuove. A rincarare la dose ci ha pensato Jerome Cahuzac, titolare del ministero del Bilancio: ''Lo Stato ha previsto una serie di progetti senza averne fissato i finanziamenti. Il governo non avrà altra scelta che rinunciare ad alcune opzioni''. Una discussione, quella francese in merito agli investimenti pubblici sulle infrastrutture, molto pragmatica e democratica, finalizzata ad investire le minori entrate pubbliche nel più redditizio dei modi.

In Italia la situazione sembra invece capovolta: le ragioni fatte proprie dai rappresentanti del governo di Parigi sono esattamente le stesse rivendicate dal movimento noto alle cronache come NO TAV: costi elevati, inquinamento ambientale, calo del traffico merci sulla tratta. A sposare questa visione sono stati anche molti studiosi e docenti universitari, come il professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino (GUARDA I VIDEO). Ma le motivazioni pacifiche sono spesso state oscurate dai media, distolti dalle immagini della contrapposizione violenta più volte esplosa tra frange dei NO TAV e le forze dell’ordine in questi anni.

Sul fronte opposto, il SI incondizionato alla TAV, si sono da sempre ritrovati tutti i partiti che sostengono il governo dei Tecnici (il trio BBC, non più ABC), nonché Mario Monti stesso e il ministro delle Infrastrutture Corrado Passera, convinti che il corridoio che dovrebbe collegare Torino a Lione rappresenti davvero una soluzione positiva. Siccome il governo in carica, ma anche quelli precedenti, per dare un taglio alle discussioni si erano appoggiati sulla scusa dell’impossibilità di “tradire” gli accordi con la Francia, ora che Parigi ha “tradito”, il ministro Passera, colto dal panico, è stato costretto a gettare subito acqua sul fuoco: “Il progetto della Torino-Lione è totalmente confermato da parte nostra e in maniera piena da parte del governo francese".

Esulta inveceBeppe Grillo, da sempre un NO TAV: ''In Francia oggi si accorgono che la Torino-Lione è inutile. Lo diciamo da anni. E i manifestanti No Tav sono ancora in carcere senza processo''.