Inceneritori? C'è chi dice no

Data di pubblicazione: 
Martedì 22 Gennaio 2008
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Inceneritore

di Enrico Del Vescovo

La drammatica emergenza rifiuti in Campania a cui l’opinione pubblica sta assistendo impotente da mesi, ha prodotto innanzitutto un risultato ben preciso: convincere quanti più possibile che la soluzione offerta dall’uso degli inceneritori, o più eufemisticamente chiamati termovalorizzatori, sia l’unica soluzione possibile, frustrando anni di impegno per la diffusione della raccolta differenziata.

E’ così che da tempo sentiamo ripetere che l’aria vicino agli inceneritori sarebbe persino più salubre che altrove e che, per dirne una, si potrebbe portare tranquillamente tutta la famiglia sul prato contiguo all’inceneritore di Brescia per fare un salutare picnic e lasciare che i bambini corrano spensierati sull’erba irrorando i loro polmoni con aria appena espulsa dalle ciminiere dell’impianto!
Eppure, da tempo, ormai, numerose voci di autorevoli esperti e scienziati si sono pronunciate chiaramente proprio contro l’uso degli inceneritori.
Basti ricordare Giorgio Nebbia, Attilio Tornavacca, Marino Ruzzinenti, Gianni Tamino, Maurizio Pallante, solo per citarne alcuni …e senza dimenticare neppure la voce del comico - comico sì, ma non troppo...- Beppe Grillo.

Ma in campo internazionale la voce più nota è senza dubbio quella di Paul Connett, professore di chimica alla St Lawrence University nei pressi di New York che, da almeno sedici anni a questa parte, si è prodigato in una moltitudine di pubblicazioni scientifiche, tenendo incontri in tutto il mondo per dimostrare i pericoli derivanti dall’incenerimento dei rifiuti e per spiegare le possibili alternative all’incenerimento, alternative non solo più sicure sotto il profilo della salute, ma anche più compatibili con l’obiettivo della sostenibilità ambientale, sostenibilità di cui oggi i politici parlano spesso, ma di cui non sembrerebbero avere una cognizione precisa.
Le teorie e ricerche del Connett sono state divulgate per anni attraverso il bollettino “Wast not” (rifiuti zero) grazie anche all’impegno ed all’aiuto della moglie Ellen.
Proprio negli USA è dal 1996 che non si rilasciano più permessi per la costruzione di impianti di incenerimento.
Secondo le ricerche del Connett, tra le emissioni degli inceneritori vi sarebbero, in particolare, metalli tossici come il piombo, il cadmio, il mercurio, elementi che non si possono distruggere. La cosa peggiore che può accadere è che tali elementi si disperdano nell’atmosfera, la migliore è che finiscano confinati nelle ceneri.

Ma forse la questione più rilevante è che quando si bruciano i rifiuti solidi urbani si producono anche delle sostanze estremamente tossiche come le diossine ed i furani, sostanze che sono tra le più tossiche che possano essere prodotte in un laboratorio di chimica. Ora sia i metalli che le diossine fuoriescono dall’inceneritore come particelle estremamente sottili e penetrano all’interno dei polmoni  entrando nella circolazione ematica dell’essere umano, causando col tempo seri rischi per l’organismo. Intanto è notizia di qualche giorno fa che la magistratura avrebbe disposto il sequestro del Termovalorizzatore di Terni per disastro ambientale.
Ma se così è, perché allora da più parti si registra tanta fiducia a favore degli inceneritori?
Alla luce dei fatti il motivo sembra essere piuttosto evidente: si è lasciato che la situazione della gestione rifiuti in Campania ed altrove degenerasse fino ad un punto tale che l’opinione pubblica, di fronte al disastro più totale, fosse costretta a guardare agli inceneritori come al male minore e come all’unica salvezza possibile, tanto da doverne auspicare ed invocare la loro installazione, magari il più rapidamente possibile. Ed infatti, al punto in cui siamo, di fronte ad un tale disastro, è diventato piuttosto difficile individuare a breve termine una soluzione alternativa plausibile a quella dell’inceneritore che non passi attraverso la costruzione di nuove discariche giustamente osteggiate dalla popolazione. Tra l’altro, come ha osservato Saviano, la situazione di grave confusione farebbe comodo sia alla camorra che alle stesse imprese del nord Italia le quali, approfittando dello stato di confusione, riescono a smaltire di nascosto i rifiuti speciali provenienti dall’attività industriale, altamente tossici.

Ma cosa è accaduto in Campania?
La rete Lilliput di Napoli, in un volantino ampiamente diffuso, denuncia: “Bassolino ha utilizzato le ingenti risorse date alla Campania per la gestione rifiuti per pagare profumatamente consulenze e per assumere centinaia di lavoratori per la raccolta differenziata senza poi riuscire a farla partire e senza costruire gli impianti di compostaggio dove trasformare i rifiuti organici in concime”, inoltre: “gli impianti cdr, entrati in funzione, invece di produrre cdr (combustibile da rifiuti) e fos (frazione organica stabilizzata), hanno prodotto milioni di ecoballe, non bruciabili, perché contenenti rifiuti putrescibili,  tale materiale si è andato accumulando presso gli impianti e siti di stoccaggio provvisorio”. D’altra parte, continua Lilliput “era comprensibile che i cittadini di Acerra opponessero resistenza di fronte ad un progetto che prevede la costruzione di un mega inceneritore di vecchio tipo, 5 volte più grande rispetto alla dimensione media degli impianti, con ripercussioni evidenti in termini di impatto ambientale”.
Ora, se è vero che in altri paesi europei, come Austria e Germania, in passato si è fatto ampio ricorso all’incenerimento, è anche vero che attualmente in tali paesi la quota parte dei rifiuti bruciata si è ridotta ormai alla modesta cifra del 13% in Austria e del 15% in Germania: in altri termini la moda dei termovalorizzatori negli altri paesi è ormai passata da tempo.
Sta di fatto che nessuno sembra avere più il coraggio di sollevare obiezioni alla soluzione offerta dagli inceneritori che agli occhi dell’opinione pubblica si presentano ormai come l’ultima spiaggia disponibile a cui la gestione dei rifiuti sembra essere approdata, anzi, naufragata.