Sabato 23 ottobre manifestazione ad Albano contro il gassificatore

Data di pubblicazione: 
Martedì 19 Ottobre 2010
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Camper con striscioni di protestaDella Centrale elettrica alimentata da gas di sintesi derivato dal CDR, sito in Località Cecchina, nel Comune di Albano Laziale, meglio conosciuto come gassificatore, si inizia a parlare nell’autunno 2007 allorché l’On Donato Robilotta (Socialisti Riformisti verso il PDL) presenta un Ordine del giorno, il n.99, nella seduta del Consiglio Regionale del 3 ottobre, per impegnare il Presidente Marrazzo in qualità di Commissario Delegato all’emergenza rifiuti “….

a prevedere nel piano commissariale almeno la realizzazione del quarto impianto,di termovalorizzazione, quello Ama - privati, localizzato ad Albano Laziale progettato per la zona industriale del quadrante Sud (Pomezia, Ardea, Albano) e previsto per trattare su due linee in esercizio contemporaneo, più una linea in stand-by, il Cdr prodotto dagli impianti di Rocca Cencia e Salaria di Roma e da quello di Albano Laziale e prevede una potenzialità di 220.000 tia di CDR”.
L’ordine del giorno, come è noto, viene respinto dall’aula, con solo tre voti a favore.
Chi pensava che il progetto fosse morto lì, deve ben presto ricredersi.

Infatti in veste di Commissario Delegato il 24 giugno 2008, sei giorni prima della scadenza del regime commissariale, il Presidente Marrazzo emette il Decreto n.24 recante ”Stato di attuazione delle azioni volte al superamento della fase emergenziale” nel quale viene appunto incluso tra gli impianti di termovalorizzazione quello di Albano, benché questo fosse escluso dalla Revisione del Piano degli interventi di emergenza dei rifiuti urbani nel Lazio di cui al Decreto n.97/2007.

Ancor prima il 28 dicembre 2007 lo stesso Commissario Marrazzo con Decreto n.147/07 approva il progetto dell’Impianto presentato dal CO.E.MA, subordinando la realizzazione delle opere e la successiva messa in esercizio al rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), che avrebbe dovuto ricomprendere la valutazione d’impatto ambientale. Valutazione richiesta alla Direzione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli soltanto il giorno precedente all’emanazione del Decreto, dal consorzio CO.E.MA.

L’Area VIA della Direzione Regionale Ambiente e Cooperazione tra i Popoli con nota prot. n. D2/2S/04/52744 del 25/03/2008, valutate le interrelazioni tra il progetto proposto e i fattori ambientali coinvolti, nonché le osservazioni pervenute, esprime giudizio di compatibilità ambientale negativo sul progetto in questione. La seconda bocciatura nel giro di sei mesi.

Ma con Determinazione n. B1585 del 21 maggio 2008 del Direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio, viene disposta la sospensione in “autotutela” per trenta giorni, degli effetti della pronuncia negativa di VIA allo scopo di consentire agli uffici regionali competenti di esaminare le osservazioni presentate dal CO.E.MA. dopo la notifica del parere negativo e di formulare tempestivamente un giudizio conclusivo.

Giudizio conclusivo che puntualmente arriva dall’Area VIA della Direzione Regionale Ambiente e Cooperazione tra i Popoli con nota prot. n. 177177 del 08/10/2008 con parere di compatibilità ambientale favorevole con prescrizioni, in relazione alle controdeduzioni trasmesse dal CO.E.MA., sostituendo ad ogni effetto il parere espresso precedentemente. Controdeduzioni e integrazioni mai sottoposte ad alcuna procedura di pubblicizzazione e quindi palesemente in difetto delle norme di partecipazione al procedimento ai sensi degli artt. 24, 28,29 del D. Lgs. 152/2006, cagionando una violazione del diritto dei soggetti interessati a presentare all’autorità competente osservazioni scritte in merito ai nuovi documenti progettuali presentati dalla proponente. Arriviamo all’ottobre 2008, un anno dopo la bocciatura da parte del Consiglio Regionale dell’Ordine del Giorno Robilotta. Con Ordinanza 20003 il 22 ottobre, esauriti i poteri Commissariali, il Presidente Marrazzo ordina al CO.E.MA. l’avvio dei lavori per la realizzazione dell’impianto, nelle more del procedimento di AIA ancora pendente. L’atto indifferibile ed urgente ha come principale motivazione l’urgenza di avviare la fase di cantiere dell’opera, ancor prima dell’apertura della Conferenza dei Servizi e del successivo rilascio dell’AIA, in quanto i tempi preventivati dagli elaborati progettuali ai fini del completamento delle opere e del relativo collaudo, in relazione a quelli previsti nel decreto n.24/2008 per scongiurare il ripresentarsi di una situazione di crisi in materia di smaltimento rifiuti, non consentono di procrastinare, ulteriormente l’avvio della fase di cantiere prevista a partire dal 5° mese dalla data di rilascio dell’autorizzazione.

Il 20.04.2009 si svolge infine la riunione conclusiva della Conferenza dei Servizi relativa all’istanza di AIA del consorzio CO.E.MA. Come risulta dal Verbale della Conferenza di Servizi la AUSL RM H – con nota prot. N. 1324 del 18/03/2009 ha reso parere conclusivo negativo in merito all’Autorizzazione Integrata Ambientale. Terza bocciatura. Nonostante ciò il responsabile del procedimento Direttore Regionale dell’Area Energia e Rifiuti ritiene doversi concludere con esito favorevole i lavori della Conferenza di servizi per il rilascio dell’AIA a favore del Consorzio CO.E.MA.

L’esito finale della Conferenza viola le norme in materia di conferenza di servizi, secondo quanto si evince dalle Linee guida operative per la remissione al Consiglio dei Ministri in materia di Conferenza di Servizi del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicate nella G.U. 2 gennaio 2003, n.1: “…nel caso in cui tra le amministrazioni dissenzienti (in minoranza) vi siano soggetti portatori di particolari interessi sensibili (salute, paesaggio, patrimonio storico-artistico e ambiente), la decisione non può essere adottata a maggioranza dalla amministrazione procedente, la quale dovrà invece richiedere la determinazione sostitutiva all’organo collegiale di governo competente”.

Nel caso in specie la ASL RM H è stata, in sede di Conferenza di Servizi, tra le amministrazioni dissenzienti (in minoranza) ed è portatrice di interessi sensibili quale la salute. Pertanto la Conferenza di servizi del 20/04/2009 non poteva adottare la decisione a maggioranza, ma doveva richiedere la determinazione sostitutiva all’organo collegiale di governo competente, nel caso in specie la Giunta Regionale del Lazio. Ciò nonostante ad esito della Conferenza dei Servizi con Determinazione Dirigenziale del Dipartimento Regionale Territorio – Direzione Regionale ENERGIA E RIFIUTI – AREA RIFIUTI n.B3694 del 13/08/2009 veniva rilasciata al CO.E.MA. (CONSORZIO ECOLOGICO MASSIMETTA) con sede legale in Piazzale Ostiense, 2 – 00154 ROMA , Autorizzazione Integrata Ambientale ai sensi del D. Lgs. N.59/2005 alla gestione della Centrale elettrica alimentata da gas di sintesi derivato dal CDR, sito in Località Cecchina, nel Comune di Albano Laziale.

Attraverso la Determinazione in oggetto è stato presentato da parte di associazioni e comitati di cittadini dinnanzi al TAR Lazio ricorso per annullamento, previa sospensione dell’atto, ricorso che si aggiunge ad altri due tuttora pendenti (TAR Lazio proc. N.132/2009 e TAR Lazio proc. N. 2725/2009) per i quali è stata fissata udienza di merito il 24 marzo 2010.
Dopo che sei Sindaci dei Comuni di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Pomezia; Ardea e Genzano hanno richiesto formalmente un atto di sospensione in autotutela dell’AIA, lo scorso 10 dicembre dieci Consiglieri Regionali hanno indirizzato al Direttore Regionale del Dipartimento Territorio, una richiesta di sospensione in autotutela della Determinazione n.B3694 del 13/08/2009, fino all’insediamento della nuova Giunta Regionale. L’attuale regime di ordinaria amministrazione non consentirebbe infatti all’attuale Giunta in carica di assumere l’eventuale determinazione sostitutiva in merito all’istanza di AIA.

Dunque un atto possibile che sospenderebbe gli effetti degli interventi posti in essere dal soggetto attuatore, che possono comportare irreversibili e permanenti trasformazione dello stato dei luoghi e danni per l’ambiente e la salute delle comunità locali. In attesa che la giustizia amministrativa si esprima sulle tante “anomalie” che la procedura amministrativa sembra aver prodotto.